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Arturo
Checchi nacque a Fucecchio nel 1886 e, dopo aver frequentato
l'Accademia fiorentina, fu chiamato alla cattedra di pittura
presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia. Prese parte alla Biennale di Venezia del 1926 e alle
Quadriennali Romane dal 1930, oltre a numerose altre mostre
internazionali. Morì a Perugia nel 1971.
Questo l'elenco dei dipinti di proprietà della Fondazione
Montanelli Bassi: Camera mobiliata (1913); Zena con cappello
(1931); Il pranzo familiare (1916); Piazza Donatello con
giardino (1940?); Autoritratto con cappello (1931); Matto
Rampino (1929); La Piazza (1917); Finestra con tetti (Senza
data); Il ritorno (1911); Cipressini di giorno (1912).
La
collezione è visitabile su richiesta durante l'orario di
apertura della Biblioteca della Fondazione e delle
"Stanze" di Indro Montanelli (lunedì, mercoledì,
venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 19, esclusi i mesi
di luglio e di agosto).
Sono
possibili visite guidate su appuntamento telefonando alla
segreteria della Fondazione in orario di apertura
(0571-22627).
3
Maggio 2008 - Si
accresce la Collezione Arturo Checchi della Fondazione
Montanelli Bassi.
Sabato
3 maggio alle ore 11 presso la Sala Consiliare del Comune
di Fucecchio è stata inaugurata la mostra dedicata ad Arturo
Checchi ospitata nei locali del Museo Civico e presso il
Palazzo Della Volta, sede della Fondazione Montanelli
Bassi. Nell’occasione sono state presentate le opere
recentemente acquisite dalla Fondazione voluta da Indro
Montanelli e dal Comune di Fucecchio: numerosi dipinti,
acquerelli e opere di grafica. In particolare la
Fondazione ha acquisito undici dipinti particolarmente
significativi per apprezzare il percorso artistico di
Checchi dai primi anni del Novecento fino alla morte
(1971). Eccezionale valore hanno poi i “taccuini”: ben
14 volumi contenenti disegni originali, schizzi e abbozzi
realizzati su diversi supporti (cartoncini, pagine di
giornali, programmi di concerti). In tutto 358 pezzi che,
oltre a documentare le qualità grafiche di Checchi e
consentono di comprenderne il lavoro nella dimensione più
quotidiana e sperimentale.
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