21 maggio

Compleanni: Seneca



 “E’ forse uno dei personaggi che più sono riusciti a rimanere se stessi in tutte le circostanze, - che più cangevoli non potevano essere di quanto furono nell’alternarsi della buona e della mala sorte.”

Indro Montanelli, Gli uomini non hanno un solo volto, La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 11 giugno 2001.

Il 21 maggio del    4°A.C. (data presunta)   nasceva  a Cordoba (Spagna betica) Lucio Anneo Seneca, noto più semplicemente come “Seneca”.

Filosofo, drammaturgo e politico romano, noto anche come Seneca il Giovane (per distinguerlo dal padre, Seneca il Vecchio), fu tra i massimi esponenti dello stoicismo eclettico di età imperiale ("nuova Stoà"). Dopo il cosiddetto "quinquennio di buon governo" (54-59), in cui Nerone governò saggiamente sotto la sua tutela, i due si allontanarono e Seneca si ritirò a vita privata che aveva a lungo agognato. Tuttavia, forse implicato in una congiura contro Nerone, cadde vittima della repressione dell'imperatore, arrivando alla scelta del suicidio. Seneca influenzò profondamente lo stoicismo romano di epoca successiva

Montanelli ne parlò in una Stanza del Corriere, rispondendo ad un lettore incuriosito sul personaggio, ne riportiamo il seguente estratto:

“Come lei sa, Seneca, che per lunghi anni era stato, grazie alla Regina Madre Agrippina, il padrone del padrone, ne perse i favori e quindi anche il posto. Per noi posteri, fu una fortuna perché da quel momento il grande filosofo potè dedicarsi ai suoi saggi filosofici che sono forse quanto di più alto ci abbia tramandato la classicità romana. Gli dei pagani cadevano a pezzi l’uno sull’altro perché più nessuno ci credeva. Il nuovo unico Dio era il credo di una piccola èlite d’immigrati ebrei che lo veneravano in segreto. Dal cielo, ai Romani non pervenivano più voci che li richiamassero a regole di vita oneste e meritorie. A richiamarli alla Virtù c’era soltanto Seneca, non in nome di qualche Essere trascendente e dietro promessa di premio o minaccia di castigo nell’oltrevita. Ma per la Virtù in se stessa e la pace della propria coscienza.  Io che, non essendo un credente, dell’ultraterreno non mi occupo né preoccupo, ho, per le cose terrene, un solo maestro: Seneca. Che non sempre Seneca si sia comportato da Seneca, è secondario. Anzi, dirò di peggio: se venissi a scoprire che Seneca fu Seneca sempre, dal giorno del primo vagito a quello del suo ultimo respiro, non ci crederei più.”

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