Indro Montanelli, Italo Balbo e l’industria del cadavere, La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 8 luglio 1996
Il 6 giugno del 1896 nasceva a Quartesana, Ferrara, Italo Balbo.
Fu un politico, generale e aviatore italiano. Iscritto al Partito Fascista dal 1920, partecipò alla marcia su Roma e ricoprì importanti incarichi nel regime, fino a diventare ministro dell’Aeronautica nel 1929 e governatore della Libia nel 1934. Promosse celebri trasvolate aeree e ottenne il grado di Maresciallo dell’Aria. Morì il 28 giugno 1940, quando il suo aereo fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana nei pressi di Tobruch.
Montanelli lo citò in alcune occasioni; qui ne riproduciamo una descrizione da una delle sue Stanze, in risposta alle domande di un lettore sul personaggio.
“Ma le sue caratteristiche erano altre due. La prima era quella di riuscire umanamente simpatico a tutti, anche ai suoi avversari (uno di essi mi raccontò che quando il prefetto o questore di Ferrara vietò agli squadristi il manganello, Balbo li armò di stoccafissi che, usati come fruste, bruciavano sulla pelle dei colpiti senza però invalidarli; e che, una volta ammorbiditi in quell’esercizio, diventavano il <<piatto forte>> di banchetti cui erano invitate anche le vittime). La seconda era il rifiuto di ogni cortigianeria nei confronti del Duce. Quando questi emanò le leggi razziali, Balbo, allora governatore della Libia, dove c’erano parecchi ebrei, li protesse mettendoli al riparo da qualsiasi fastidio. L’ultima volta che lo vidi fu a Piazza Venezia nel maggio del ‘40. Usciva da un colloquio con Mussolini che doveva essere stato tempestoso perché disse a me e Longanesi:<<Questo pazzo vuole trascinarci in guerra>>. Poi aggiunse come parlando a se stesso:<<Se avessimoi c……, lo pugnaleremmo e butteremmo nel Tevere>>.”
