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17 giugno
Ricorrenze: Giuseppe Montanelli“Io non sono il suo erede diretto; ma ne porto il nome e sono nato non solo nello stesso paese e nella stessa casa, ma perfino nella stessa stanza in cui egli morì. Una delle prime cose che videro i miei occhi, quando si aprirono, fu la poltrona d’incerato nero su cui egli aveva esalato l’ultimo respiro. In famiglia la si teneva come un cimelio, e a tutti era fatto divieto di posarvi le terga.” Indro Montanelli, IL CENTENARIO DI MONTANELLI, Il Corriere della Sera, 17 giugno 1962 Il 17 giugno del 1862 cessava di vivere Giuseppe Montanelli (1813-1862), scrittore, patriota e uomo politico italiano. Nato a Fucecchio, nello stesso palazzo (Doddoli Costagli) dove sarebbe nato l’altro Montanelli famoso in città, Indro, in un primo momento sostenne un ideale patriottico ispirato al federalismo e al neoguelfismo; in seguito si orientò verso posizioni repubblicane e radicali, mostrando anche una certa vicinanza a idee di socialismo utopistico. Fu giurista, professore e patriota del Risorgimento. Partecipò alle rivoluzioni del 1848, combatté a Curtatone e Montanara e ricoprì importanti incarichi politici in Toscana. Esule in Francia per dieci anni, sostenne l'unità italiana secondo un modello federalista. Dopo l'Unità d'Italia fu eletto deputato e continuò a difendere l'autonomia delle regioni fino alla sua morte nel 1862. Indro Montanelli, anche lui originario di Fucecchio, definì Giuseppe suo "prozio" nel libro Figure & Figuri del Risorgimento. Tuttavia, lo stesso Indro ammise che il legame di parentela era molto lontano e basato su un antenato comune, Giuliano Montanello, nato nel 1516. Qui riproduciamo un passo estratto dal lungo articolo che gli dedicò (non mancano altri articoli a riguardo e pure delle ‘Stanze’) e che fu pubblicato sul Corriere della Sera in occasione del Centenario della morte (17 giugno 1962) “Nella piazza centrale del paese si eleva il suo monumento, pregevole opera dello scultore Romanelli, che lo rappresenta col braccio al collo per la ferita riportata sul campo, i pantaloni a torcia, la palandrana fino ai polpacci, e l’aspetto piuttosto cadente, sebbene egli allora non avesse che trentasei anni, e non avesse ancora compiuti cinquanta quando scomparve. Ma a quei tempi la vecchiaia era elemento indispensabile alla rispettabilità; e invece di ritardarla facendo ginnastica e cure di ormoni vi si prendevano degli anticipi lasciandosi crescere la barba e calare le brache. Io debbo a quel monumento il più simpatico e matto dei miei zii. Perché quando nel ’95 fu inaugurato da Giosuè Carducci, mio nonno, dopo averne ascoltato l’alata orazione, che fu una delle sue più belle, fu colto da tali bollori di patriottico entusiasmo che, risalendo verso la sua casa nella parte alta del paese in compagnia di alcuni <<notabili>> suoi amici, annunziò solennemente: <<Stasera vo’ a letto. E se fra nove mesi nasce maschio, lo chiamo Curtatone. Se nasce femmina, Montanara>>. |
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