Fondazione Montanelli Bassi
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27 giugno

A proposito di razzismo: le parole di Montanelli


Questa volta, a proposito di razzismo (e altro), lasciamo la parola a Indro Montanelli:

«...di un pogrom mi trovai testimone nel ’37 a Cracovia, dov’ero di passaggio per l’Estonia. E lo spettacolo di quella folla imbestialita che devastava il negozietto di un povero ebreo e infieriva coi bastoni su di lui e sui suoi figli, mi bastò a dare il fondamento di un’esperienza personalmente vissuta al mio istintivo odio per la piazza e per la Giustizia che viene esercitata in suo nome.

È dalla piazza e dai cosiddetti «bagni di folla» che nascono i dittatori e vengono consacrati i fanatismi più orrendi, fra cui il più orrendo di tutti: il razzismo.

Ed è dal ricordo di Cracovia e dalla vergogna che provai per il fatto di non aver avuto il coraggio (ma ce ne voleva proprio molto) di accorrere in difesa di quei disgraziati che maturò in me una morale cui non sono mai venuto né mai verrò meno: stare, quando si accendono i roghi, dalla parte della strega....»

La stanza di Indro Montanelli, Corriere della sera, 24 novembre 1996


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15 giugno

Indro e Destà

Di fronte all’ignoranza, alle strumentalizzazioni ideologiche, all’ottusa stupidità, alla violenza degli imbrattatori e di chi li ispira, non abbiamo più parole. Lasciamo voce a Indro Montanelli.

Nel 1994 andò in onda su RAI3 un programma in 10 puntate intitolato “Eppur si muove. Cambiano gli italiani?” ideato e condotto da Indro Montanelli e Beniamino Placido. Dalla trasmissione nacque poi, nel 1995, un volume (Rizzoli editore) con il medesimo titolo e articolato in 16 capitoli. Il tredicesimo, intitolato “Razzisti o tolleranti”, si conclude con una lettera ideale di Montanelli a un giovane, nella quale Indro racconta la sua esperienza africana, che si conclude con il ricordo di Destà che qui riportiamo. Chi vuole approfondire può leggere l’intero breve e interessante capitolo

CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERO CAPITOLO


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10 giugno

Mussolini e la dichiarazione di guerra





Montanelli con Gaetano Afeltra nel 1999.
 
Mussolini e la dichiarazione di guerra
Il fatidico 10 giugno del 1940 in piazza Venezia c’ero anch’io, in compagnia di Pannunzio*. Il discorso di Mussolini fu uno dei più brutti che abbia mai pronunciato. Tutto vi suonava falso. E non meno fasulle furono le ovazioni che gli tributò la piazza. Finita la cagnara, tra la gente che sfollava i commenti in sordina erano tutti del tono dei nostri: «Quello è matto», «Ma chi ce lo fa fare?». Improvvisamente Pannunzio, uomo solitamente così misurato da essere giudicato insensibile, sbottò: «I più vigliacchi siamo io e te. Perché se nel momento in cui diceva: “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria”, gli avessimo fatto una pernacchia, si sarebbe sgonfiato tutto».

Indro Montanelli, Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate, Rizzoli, 2002, pp. 89-90.


*Mario Pannunzio (1910-1968). Giornalista, lavorò a Omnibus di Longanesi e successivamente diresse “Oggi” (1939-1941) e “Risorgimento liberale”. Dal 1946 al 1966 diresse il settimanale “Il Mondo”

Copyright Eredi Montanelli.
Tutte le opere di Indro Montanelli sono pubblicate da Rizzoli Editore..

 

6 giugno

Risorgimento 2





Montanelli a Fucecchio nel 1999 con il Sindaco Florio Talini


Risorgimento 2
Pur venendo da una famiglia risorgimentale, non appartengo alla categoria dei turiferari di un Risorgimento gabellato come un seguito di eroiche imprese di uomini senza macchia. Di macchie, al contrario, ce ne furono, e anche di macchiette. E se invece di ignorare, e di farci ignorare, i nostri risorgimentalisti (razza ormai per fortuna estinta) le avessero per tempo denunziate, avrebbero reso alla Patria (parola che io, pur non appartenendo a quella razza, seguito a scrivere con la P maiuscola) un servigio più serio e sostanziale di quello che le rese la retorica dei suoi tromboni.
 
Risorgimento: le "Buchenwald piemontesi?", Corriere della sera, 2 giugno 1998, ora anche in I. Montanelli, Cialtroni, ed Rizzoli, 2019, p. 31.

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Tutte le opere di Indro Montanelli sono pubblicate da Rizzoli Editore.

30 maggio

Risorgimento 1




ll fucecchiese Giuseppe Montanelli (1813-1862), che aveva antenati comuni con Indro, fu personaggio di primo piano del Risorgimento italiano. Qui è ritratto dal pittore Ary Scheffer.

Risorgimento 1
Montanelli è tornato spesso sulla storia del Risorgimento, segnalandone i limiti, ma riconoscendone anche i valori, purtroppo offuscati da certa retorica che ne ha distorto il significato. Dedicheremo alcune puntate a questo tema, iniziando da un giudizio complessivo che ne dette nell’ultimo anno della sua vita:
«Una storia vera del Risorgimento non è mai stata scritta perché più vi si avvicina la lente e più passa la voglia di scriverla. Il che nulla toglie al fatto che il Risorgimento rimane il capitolo più, anzi il solo capitolo dignitoso della nostra Storia come Nazione».


Da Corriere della Sera, La stanza di Montanelli, 10 novembre 2000.

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Tutte le opere di Indro Montanelli sono pubblicate da Rizzoli Editore.




28 maggio

Anche a me questa Italia non piace




Montanelli in una caricatura di Filippo Caruso


Anche a me questa Italia non piace

… Anche a me questa Italia non piace. Per niente. La trovo carica degli stessi difetti di sempre. Teatrale, approssimativa, fatualmente spensierata; verbosa, iniqua. Oltre che sempre pronta a scagionarsi di ogni responsabilità per dare la colpa agli “altri”. A qualche altro. Anzi, con qualche difetto in più. L’aggressiva sguaiataggine esasperata, se non proprio introdotta, dalla televisione. E pensare che il mio amico Luigi Barzini sosteneva che il nostro innato garbo era una delle caratteristiche nazionali positive. Il garbo. In televisione, poi…


Da I. Montanelli – B. Placido, Eppur si muove. Cambiano gli Italiani?, Rizzoli, 1995, p. 75


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23 maggio

Il Paese è come la classe politica




Montanelli in una caricatura di Tullio Pericoli

☝ Tutte le caricature e i ritratti che pubblichiamo in questa rubrica sono conservati presso la Fondazione Montanelli Bassi e possono essere visti dai visitatori durante le ore di apertura della sede

Il Paese è come la classe politica
Guai se non troviamo il coraggio di riconoscere che la classe politica della Prima repubblica era, nella sua putredine, lo specchio di un Paese nel quale la coscienza morale e civile è sempre rimasta monopolio di una esigua minoranza, regolarmente relegata ai margini della vita pubblica, ed ora - temiamo - in via d’estinzione.

"Diciamolo sottovoce", Corriere della Sera, 3 novembre 1995


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21 maggio

La cultura italiana




Indro Montanelli raffigurato dai colleghi nell’Abacuc di Donatello
(Collezione Fondazione Montanelli Bassi)


La cultura italiana
La cultura italiana è nata nel palazzo e alla mensa del principe, laico o ecclesiastico che fosse, e non poteva essere altrimenti, visto che il principe era, in un Paese di analfabeti e quindi senza pubblico mercato, il suo unico committente. Mentre la Riforma aveva sgominato l’analfabetismo facendo obbligo ai suoi fedeli di leggere e interpretare i testi sacri senza la mediazione del pastore, autorizzato a dare solo qualche consiglio, la Controriforma, che faceva del prete l’unico autorizzato interprete delle Scritture, dell’analfabetismo era stata la fabbrica, che lasciava l’intellettuale alla mercé (in tutti i sensi) del suo patrono e protettore.

(Da L’Italia dell’Ulivo, poscritto del 1997, ed. Rizzoli)


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18 maggio

Corruzione



Indro Montanelli in una caricatura di Walter Molino.

 
Corruzione
Oramai sono giunto alla conclusione che la corruzione non ci deriva da questo o quel regime o da queste o quelle regole, di cui battiamo, inutilmente, ogni primato di produzione.
Ci deriva da qualche virus annidato nel nostro sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino. Tutto in Italia ne viene regolarmente contaminato. Se ci danno la democrazia, la riduciamo a partitocrazia, cioè ad un sistema di mafie.
E la cultura, da cui avrebbero potuto e dovuto venirci moniti ed esempi, si è adeguata, come del resto volevano le sue origini.

(Da L’Italia dell’Ulivo, poscritto del 1997, ed. Rizzoli)


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16 maggio

Quando scelsi di fare il giornalista




Indro Montanelli in un ritratto di Bruno Caruso


Quando scelsi di fare il giornalista

Quando scelsi di fare il giornalista, o meglio quando il giornalismo mi scelse (perché così credo che veramente siano andate le cose) come uno dei suoi, io presi i voti del testimone che implicano la rinunzia a qualsiasi parte di protagonista.
E infatti, da quando - nel ’37 - gettai alle ortiche quella fascista (che ci veniva imposta, per così dire, al momento della nascita) io non ho mai più avuto in tasca una tessera di partito, né mai ho più voluto aver a che fare con la politica militante.


Da Corriere della Sera, La Stanza di Montanelli, 11 aprile  2001, anche in I. Montanelli, Le nuove stanze, Biblioteca Universale Rizzoli, 2001.


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14 maggio

Fatti e interpretazioni


L’epidemia che obbliga i più all’isolamento ha costretto anche la Fondazione Montanelli Bassi a una chiusura forzata. Abbiamo così pensato di offrire ai lettori di Indro, periodicamente sul nostro sito, un suo breve scritto.



Indro Montanelli in una caricatura di Forattini


Fatti e interpretazioni
Nessuno, creda a me, è mai correttamente informato di qualcosa, nemmeno l’informatore. Che, sotto l’impatto dell’avvenimento, ne racconta ciò che, sul tamburo, riesce a saperne, e che non è mai tutto ciò che è realmente avvenuto. Lo stesso dicasi per le ricostruzioni di avvenimenti passati su cui non mancano i documenti, che però vengono regolarmente contraddetti dalla successiva scoperta di altri documenti.

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10 maggio

Il giornalismo strumento del potere politico? Una fregnaccia





Indro Montanelli in una caricatura di John Alcorn

Il giornalismo strumento del potere politico? Una fregnaccia

Nel 1999, festeggiando a Fucecchio, presso la Fondazione Montanelli Bassi, il suo novantesimo compleanno, Indro così rispose a chi gli aveva chiesto se il giornalismo poteva definirsi “uno strumento del potere”:

Questa è una fregnaccia… E’ strumento del potere chi vuole diventare strumento del potere. Glielo posso garantire. Tra i giornalisti c’è molta più libertà di quel che la gente crede… Si può benissimo non mettersi al servizio del potere. Naturalmente la vita diventa un po’ più difficile … però il giornalista che non si mette al servizio né del potere politico né del potere economico ha dalla sua un potere formidabile. E sa qual è? Il potere è quello del pubblico. Se un giornalista riesce a guadagnarsi presso i lettori i galloni e il credito di giornalista indipendente, non c’è barba di uomo politico o della finanza che riesca a smuoverlo.


E’ possibile seguire in video le parole di Montanelli sul sito della Fondazione Montanelli Bassi, cliccando su
http://www.fondazionemontanelli.it/sito/pagina.php?IDarticolo=86

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7 maggio

A tavola con Indro




Indro a tavola insieme al sindaco di Fucecchio Antonio Marrucci nel 1987.


 A tavola con Indro 

«… so misurare appieno l’imprudenza che commetto pubblicamente nel confessare le mie predilezioni culinarie in un Paese come il nostro, dove poche mangiate di pappardelle con gli amici rischiano di trasformarsi, nella fantasia di piagnoni dispeptici, in banchetti trimalcionici. I miei gusti, e spero di non deluder nessuno, sono però assai semplici. E ne scrivo solo perché sono tipicamente ‘fiorentini’: una minestra di fagioli, una costata con insalata fresca di campo, una pigna d’uva salamanna, quand’è stagione, i migliacci dalla crosta spessa intrisa d’olio e tempestata di pinoli, il tutto innaffiato da un paio di bicchieri di Chianti e sigillato da un buon caffè. Roba squisita, di casa mia, dove l’aggettivo non va né all’abbondanza, né alla varietà, né allo scialo: va soltanto alla semplicità e alla cura con cui tutto vien confezionato, e alla placidità dei conversari con i quali -  sempre -  cerco d’accompagnare questo mio pasto ‘fiorentino’.»

 Da I. Montanelli, La ‘mia’ Firenze, Quaderni della Fondazione Montanelli Bassi, FM Edizioni, 2005, p. 18, ristampato anche in Indro Montanelli racconta la sua terra, a cura di Adriano Lotti, Edizioni dell’Erba, 2009, p. 167.

 


5 maggio

il primo articolo




Indro Montanelli (al centro), con i compagni ai tempi del Liceo


Il primo articolo

… Anni dopo, mentre ancora frequentavo il ginnasio, fu proprio per “La Nazione” che scrissi il mio primo articolo. S’intitolava Fucecchio segreta, e lo misi giù per incoraggiamento del corrispondente locale, che si chiamava Ottorino Freschi ed era anche professore di violino. Con un suo biglietto di presentazione al direttore Aldo Borelli, che poi diventò mio direttore davvero, ma al “Corriere”, mi presentai in via Ricasoli a Firenze un venerdì, giorno di mercato.

Borelli non c’era. Fui ricevuto da Siro Mennoni, ch’era allora credo capocronista. Lesse il pezzo, poi mi guardò dicendomi ch’era meglio lo portassi ai carabinieri, tanto valeva che mi facessi arrestare subito, perché l’articolo conteneva almeno venticinque querele di diffamazione.
 

Da I. Montanelli, La ‘mia’ Firenze, Quaderni della Fondazione Montanelli Bassi, FM Edizioni, 2005, pp. 41-42, ristampato anche in Indro Montanelli racconta la sua terra, a cura di Adriano Lotti, Edizioni dell’Erba, 2009, p. 183.

 

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3 maggio

L’unico padrone (2)





Indro Montanelli in un ritratto di Nani Tedeschi


L’unico padrone n. 2

… Noi avremo un giornalismo sempre peggiore perché sempre più in cerca di audience, sempre più in cerca di pubblicità e quindi sempre più portato ad assecondare i peggiori gusti del pubblico, invece di correggerli. Intendiamoci, il pubblico è sempre il nostro padrone, non si può prenderlo di petto ma lo si deve educare. Senza mostrarlo però, perché non c’è niente di peggio degli atteggiamenti da mentori.

(Da una conferenza tenuta all’Università di Torino il 12 maggio del 1997)

 

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Tutte le opere di Indro Montanelli sono pubblicate da Rizzoli Editore.


30 aprile

Più tecnologia significa più cultura?





Indro Montanelli in una caricatura di Neil Moore


Più tecnologia significa più cultura?

Nel corso del 1994 andò in onda in TV (RAI3) un programma intitolato Eppur si muove: cambiano gli Italiani, ideato e condotto da Indro Montanelli e Beniamino Placido. Le 10 puntate diventarono poi un libro in cui i due autori parlavano in tono semiserio di vizi e virtù degli Italiani. Ne estraiamo qui un passo dal capitolo intitolato “Colti o ignoranti”. Quando ancora l’informazione su Internet non era dilagante, come lo sarebbe diventata poco dopo, Indro pronuncia parole forse profetiche sul rapporto tra tecnologia e cultura, soffermandosi sul ruolo solto dalla televisione nel promuovere – o meno - la lettura.

… Però dalla televisione ci saremmo aspettati, data la sua potenza, che per merito suo [le cose] andassero un po’ meglio. Che quella lotta all’’analfabetismo’ – piccolo o grande ‘d’andata’ o ‘di ritorno’, già cominciato negli anni Cinquanta, continuasse nei decenni.

Invece, è accaduto il contrario. Sicché l’italiano medio, che già era più guardone che lettore prima, è diventato ancora più guardone, ancora meno lettore oggi. Bel risultato con tutto il dispiegamento di tecnologia che c’è stato, che c’è, che ci sarà.

“In molte, in troppe case italiane, non c’è altra carta stampata che quella dei giornali appesi a un gancio delle latrine”. Così scriveva Papini nel 1953. Oggi, da quando c’è carta igienica in abbondanza, nemmeno quella.


(Da I. Montanelli – B. Placido, Eppur si muove. Cambiano gli Italiani?, Rizzoli, 1995, p. 148)

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25 aprile

L’unico padrone



 


  Indro Montanelli in una caricatura di
  Amerigo Bartoli Natinguerra



L’unico padrone

In un articolo pubblicato su Il Fatto di sabato 25 aprile Marco Travaglio cita una frase pronunciata da Montanelli l’11 gennaio del 1994, annunciando che avrebbe lasciato Il Giornale per fondare La Voce: «E’ un po’ tardi, ma alla fine mi sono convinto che di padroni non bisogna averne. Perché, anche quando cominciano bene, finiscono male …. La libertà, che non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno» (da Il G i o r n al e 11 gennaio 1994).

Il direttore de Il Fatto ci ha – come si dice - tolto la parola di bocca: era proprio questo il tema del giorno a cui avevamo pensato, e dunque ecco, tra le tante, la frase forse più famosa di Indro sull’argomento:

 «… L’unico padrone del giornalista è il lettore. E quando lo si ha dalla propria parte, non c’è potere che possa imbavagliarti».

(Da Indro Montanelli, Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate, Rizzoli, Milano 2002, p. 77).

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25 aprile

Ipocrisia (seconda puntata)


Oggi pubblichiamo la seconda parte della lettera che abbiamo proposto il 22 aprile, tratta dalla corrispondenza tra Indro e il giornalista premio Pulitzer americano Edmund Stevens


     

      
 Indro Montanelli in una caricatura di Fremura

Ipocrisia (seconda puntata)

L’ipocrisia in Italia è dettata dal senso dell’«opportuno».
… Una vera e propria ipocrisia in Italia non c’è; ma non c’è per la ragione molto semplice, e poco nobile, che gl’italiani non hanno un Ideale. Essi accettano sé stessi. Non si sforzano di essere diversi e migliori di ciò che sono. In America l’ipocrisia nasce da questo tentativo. La donna americana che, prima di fare l’amore con un uomo che non è suo marito, beve, un po’ per stimolare con l’alcol i suoi desideri, ma soprattutto per poter credere l’indomani di aver agito senza il controllo della coscienza, certo è un’ipocrita; ma lo è perché ha nell’animo un’idea di onestà e di pulizia da preservare contro le proprie debolezze. Ricordo la mia indignata sorpresa quando, all’indomani della mia prima esperienza erotica americana, mi vidi trattato con estrema freddezza dalla mia compagna che si rifiutò di parlarne. Ero furioso. Da buon italiano, mi sembrava offensivo e ignobile che una donna avesse dimenticato o provasse disgusto per una notte d’amore con me. E non riuscii a perdonarglielo.

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22 aprile

Ipocrisia (prima puntata)




Indro Montanelli in una caricatura di Filippo Sassoli


Ipocrisia


L’ipocrisia in Italia è dettata dal senso dell’«opportuno».

È spicciola, pratica e utilitaria. Quando un italiano vuol cambiare partito, non fa un esame di coscienza; si limita a un calcolo di convenienza. Una cinquantina d’anni fa, a Capri, una ricca famiglia inglese si mise in testa di convertire gli abitanti al protestantesimo. E in un certo senso ci riuscì perché tutti i neofiti avevano diritto a mangiare gratis. Ma a un certo punto scoperse che ogni domenica andavano a confessarsi da un prete cattolico che aveva dato loro il permesso. Frattanto i missionari erano caduti completamente in miseria, perché i loro seguaci di fede ne avevano poca, ma di appetito molto. E allora furono gl’«ipocriti» che mantennero loro senza punto domandargli in cambio la conversione al cattolicesimo…

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