Fondazione Montanelli Bassi
 
28 aprile

Ricorrenze: Claretta Petacci


  
“Eroina in vita da romanzetto rosa, al momento della morte Claretta, seppe essere all’altezza della tragedia, così come Rachele seppe, da vedova, portare il suo lutto con umile dignità.”

 INDRO MONTANELLI, “Claretta e Rachele: sceneggiata a Salò”, La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 16 febbraio 1996.
 

Il 28 aprile 1945 ricorre l’anniversario della scomparsa di Clara (detta Claretta) Petacci, oltre che di Benito Mussolini di cui la Petacci era notoriamente l’amante.

Entrambi furono fucilati dai partigiani, a Giulino di Mezzegra (Tremezzina, Como), il 28 aprile 1945.

Claretta frequentò Mussolini (sposato con Rachele Guidi) probabilmente nel corso del 1933 (se non poco prima), andando a trovarlo in visita nel suo studio di Capo del governo a Palazzo Venezia; rimase per molti anni fedele «all'amato "Ben"», come chiamava Mussolini nei suoi diari.

Dopo la cattura da parte dei partigiani di entrambi, subirono appunto la fucilazione (insieme ad altre figure a loro vicine) e il 29 aprile i loro corpi furono appesi per i piedi in piazzale Loreto a Milano. 

Montanelli ne parlò in alcune occasioni, qui rimettiamo un estratto da una delle sue ‘Stanze’ dove Indro cita anche la moglie di Mussolini, Rachele per chiarire alcuni aspetti a un lettore. 

“Quando si pensa a cosa dovettero essere gli ultimi giorni del bunker di Berlino dove Hitler, sotto il grandinare delle bombe sovietiche, porgeva ad Eva come dono di nozze, la capsula di cianuro, e Frau Goebbels, madrina della cerimonia, ne distribuiva sei ai suoi sei figli, tenendone una per sé; e si mette questa scena da <<crepuscolo degli Dei>> a confronto con le sceneggiate di Salò, dove una moglie ingelosita cercava di strappare l’amante dal letto di un marito ormai ridotto ad un rottame di se stesso facendola passare, con l’aiuto di qualche sicofante, da spia (figuriamoci!) dei tedeschi, nel momento in cui tutto crollava addosso a tutti, lo sconforto ci assale, o almeno assale me. (…) Sullo sfondo di quei grandiosi avvenimenti, l’Italia non seppe fornire che dei figuranti di mezza tacca, più da melodramma che da dramma.”

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