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10 marzo
Ricorrenze: Giuseppe Mazzini Di popolarità non fu mai ghiotto, nulla anzi lo infastidiva di più, e Cattaneo aveva torto marcio quando lo accusava di non mirare ad altro che <<a mettersi sull’altare>>. Ciò che di Garibaldi lo infastidiva era la facilità con cui si lasciava strumentalizzare dal Re, alla cui influenza cercò sempre di strapparlo.
Patriota, politico, filosofo e giornalista, fu tra gli esponenti principali del patriottismo risorgimentale; il suo contributo e la sua politica condussero alla formazione dello Stato unitario italiano (1861). Montanelli ben lo ritrasse in un articolo per il Corriere della Sera, di cui riportiamo qui un estratto. “Una vocazione al funebre, forse, Mazzini l’aveva di suo. Ma a rivelargliela fu senza dubbio la lettura di <<Jacopo Ortis>> che per lui rappresentò un autentico trauma. Fu da allora – ed era appena adolescente – che prese a vestirsi a lutto, a prediligere i cipressi, a scegliere come mèta delle sue passeggiate i cimiteri, a parlar di suicidio, e a far di giorno notte. Non per nulla, quando arrivò esule a Londra, la sua prima visita fu alla tomba di Foscolo. (…) Nella vita pratica Mazzini non era del tutto sprovveduto: lo dimostra la relativa facilità, con cui, a riprova che il sangue non mente – e il suo era genovese - , riuscì sempre a trovare capitali per finanziare la sua propaganda, la sua organizzazione, le sue imprese.” |
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